• 05 SET 15
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    Le ossessioni e la mania del controllo

    Le ossessioni e la mania del controllo

    Il disturbo ossessivo-compulsivo è un disturbo d’ansia caratterizzato da ossessionicompulsioni.

    Le ossessioni sono idee, pensieri o immagini ricorrenti e persistenti che si presentano improvvisamente nella mente di una persona, arrecando fastidio e senso di intrusività.
    Le compulsioni sono sia atti mentali (tipo contare, pregare, ripetere parole) che comportamentali (tipo controllare, pulire, ordinare) ripetitivi, messi in atto in risposta ad un ossessione allo scopo di prevenire un disagio o una situazione temuta.

    Si possono distinguere 4 sottotipi:
    1. Controllo. Si teme che una propria azione o omissione sia causa di disgrazie. Ciò porta a controlli ripetuti e accompagnati al timore di aver dimenticato qualcosa o aver fatto un errore, oppure aver danneggiato qualcosa o qualcuno inavvertitamente. Sono un esempio controllare ripetutamente di aver chiuso la porta di casa, il gas o l’acqua ecc.
    2. Pulizia e lavaggi. Si teme di essere contagiati o contaminati da invisibili germi o sostanza tossiche che possono arrecare malattie. Il contatto con la sostanza temuta (tipo sudore) segue tutta una serie di rituali volti a neutralizzare la contaminazione ossia rituali si lavaggio (lavo ripetutamente le mani, vestiti, oggetti personali ecc.)
    3. Accumulo. Si accumulano e conservano oggetti anche insignificanti e deperibili (tipo giornali, bottiglie vuote ecc.) con il timore di gettar via qualcosa che “un giorno o l’altro potrebbe servire”. Queste “collezioni” spesso occupano gran parte dello spazio di casa, compromettendo la qualità di vita.
    4. Ordine. Non si tollera che gli oggetti siano posti in modo disordinato e asimmetrico. Libri, fogli, penne, piatti, abiti devono essere perfettamente allineati e ordinati secondo una precisa logica. La persona si impegna per molte ore a riordinare questi oggetti, fino a sentirli “a posto”.
    Nonostante le ossessioni e le compulsioni creino stress alla persona, poiché impegnano molto del suo tempo e delle sue energie, sono comunque attuate perché l’individuo cerca di prevenire la responsabilità di una colpa o danno (controllo-accumulo-ordine) o di proteggersi da un eventuale contaminazione (pulizia e lavaggi).

    Alla base vi è dunque il bisogno di non sentirsi responsabili per un eventuale danno o anche piccolo disagio per sé e per gli altri, come se nella vita per essere in pace con noi stessi, dovessimo essere sempre corretti, perfetti e soprattutto non dovessimo mai soffrire o far soffrire gli altri!
    Se per sentirci delle persone amate e amabili, dobbiamo essere tali super-eroi è probabile che tenderemo ad esercitare un controllo maniacale su noi stessi, allo scopo appunto di non sentirci in colpa e di non provare ansia poiché in pace con noi stessi.

    IMPERFETTOAl livello terapeutico diventa quindi cruciale allentare il bisogno di controllo e aiutare la persona ad accettare la “minaccia”.

    Infatti se io riesco a tollerare e perdonarmi un certo grado di colpa o di contaminazione e ad accettare quella parte di imprevedibilità e incontrollabilità della vita, allora posso anche ridurre la messa in atto di tutti quei comportamenti, che hanno lo scopo di minimizzare la minaccia.

    Se per esempio posso accettare che le disgrazie accadono indipendentemente dal mio controllo, dai miei scrupoli e comportamenti, o se posso accettare che mi arreca troppa sofferenza questo alto livello di controllo, allora potrò perdonarmi quella minima responsabilità su una eventuale (e non certa) disgrazia.

    Tutto ciò può diventare cruciale nella gestione di un disagio così rigido e strutturato e può essere senz’altro utile anche per coloro che non soffrono di un vero e proprio disturbo ossessivo-compulsivo, ma che a volte sono spinti dalla mania del controllo, dal bisogno di prevenire a tutti i costi un disagio e dal volere che la vita non devi mai dalle proprie aspettative e desideri.
    Parafrasando Cohen: “C’è una crepa in ogni cosa. E’ da lì che entra la luce.”

    A cura della Dott.ssa M.C. Bivona

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