• 07 DIC 15
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    Il tumore: possibile crescita post-traumatica?

    Il tumore: possibile crescita post-traumatica?

    La malattia oncologica è uno di quegli eventi traumatici che produce “stress da minaccia di perdita”, con la diagnosi di tumore, viene ad essere minacciata la perdita della propria integrità fisica, efficienza e funzionalità, in poche parole della nostra vita.
    In altri termini il cancro è un vero e proprio stressor traumatico, poiché la sua diagnosi è spesso improvvisa e inaspettata, è una malattia purtroppo cronica-degenerativa e i suoi trattamenti, mettono a dura prova la quotidianità generando sentimenti di paura, angoscia e impotenza.
    Il cancro può essere considerato anche come un evento traumatico familiare, infatti il suo carattere pervasivo e l’aggravamento continuo dello stato di salute del malato, minacciano l’unità della sua famiglia e creano cambiamenti nel suo funzionamento e nella sua struttura.
    Si possono distinguere 5 fasi nel percorso di malattia di una persona colpita da un tumore, ognuna delle quali rappresenta un evento critico con peculiare conseguenze psicologiche:
    1. Fase pre-diagnostica, in genere i livelli di ansia aumentano, alcuni sminuiscono la situazione, altri si prefigurano già un tumore certo.
    2. Fase della diagnosi, i sospetti si trasformano in realtà e si genera un momento di forte crisi e stress con sentimenti di smarrimento, disagio e inquietudine.
    3. Fase dei trattamenti, gli interventi chirurgici possono essere invasivi e dolorosi, la radioterapia e la chemioterapia con i loro effetti collaterali, compromettono la qualità della vita.

    4. Fase avanzata, in alcuni casi sono possibili delle guarigioni, in altri casi sono frequenti recidive della malattia, ma comunque la quotidianità è segnata da continui controlli e sentimenti di impotenza collegati alla paura di nuove sofferenze o di una possibile morte imminente.
    5. Fase terminale, di solito si passa da un momento iniziale di negazione che porta ad accanirsi nel cercare una cura, ad uno di collera fino alla rassegnazione. Difficilmente si giunge all’accettazione, poiché nella cultura contemporanea, la morte ha assunto un carattere privato, amplificando paure ed angosce e impedendo una elaborazione condivisa.
    Inoltre le reazioni alla malattia oncologica possono essere “fisiologiche” come per esempio sentimenti di ansia, angoscia e rabbia; oppure “patologiche” come per esempio i disturbi depressivi o ansiosi. In particolare, tra i disturbi di ansia, molto frequente è il disturbo post traumatico da stress.
    In poche parole la diagnosi di cancro rappresenta un interruzione traumatica della propria esistenza, l’inizio di un nuovo viaggio. La persona si confronta con il limite esterno dato dalla propria mortalità, e con una compromissione delle proprie funzionalità fisiche che limita la libertà personale, con conseguenti sentimenti di solitudine, paura e perdita.

    resilenzaDi fronte a tutto ciò è possibile una “crescita post-traumatica”?

    Con questo termine si fa riferimento alla possibilità che le esperienze traumatiche rappresentino l’occasione per un cambiamento psicologico positivo. In poche parole, quindi, è possibile che le proprie ferite diventino feritoie attraverso cui guardare alla propria esistenza più arricchiti e trasformati?
    La risposta può essere positiva se la persona smette di resistere e lottare contro la propria malattia e contro ciò che si è diventati a seguito di essa. In questi casi un percorso di sostegno psicologico, mira ad aiutare le persone a comprendere il significato personale della malattia, accogliere i sentimenti ad essa associati senza perdere la speranza di vivere nel qui ed ora, e ad accettare i mutamenti concreti ed esistenziali dati dalla condizione di malattia.
    Infatti solo accettando tali mutamenti, la malattia può diventare un occasione per ascoltare di più se stessi e i propri bisogni, per vivere cercando maggiori esperienze piacevoli, allentando inutili forme di controllo e per acquisire una visione più realistica di ciò che si è diventati.
    Per concludere, la crescita post-traumatica non è un ritorno alla vita prima del trauma, ma un esperienza di profonda trasformazione, possibile solo attraverso un percorso di riflessione su di sé e di accettazione del proprio destino.

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