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    I capricci: 5 regole per uscirne vincitori

    I capricci: 5 regole per uscirne vincitori

    Avere un figlio o comunque accompagnare la crescita di un piccolo esserino è sicuramente un esperienza nutriente e appagante ma al tempo stesso, può essere ricca di insidie e di sfide faticose; una di queste è la gestione dei capricci.

    I capricci compaiono già in tenera età, ossia quando il bambino comincia ad acquisire l’autonomia motoria che gli permette di camminare e soprattutto di sentirsi un “essere agente” dotato di volontà propria. Infatti, quando intorno all’anno di vita, il bambino comincia a comprendere che può determinare dei cambiamenti con il suo agire, farà sempre di meno quello gli dicono i propri genitori, e comincerà a sperimentare in pieno il piacere della libertà, ossia di “fare ciò che vuole”.

    Fare ciò che si desidera, quello che soddisfa un bisogno o che comunque arreca piacere, vuol dire vivere secondo un principio di benessere psicologico, anche se tale principio deve comunque prevedere il rispetto delle regole sociali, o comunque dei limiti dati dalla convivenza sociale. L’obiettivo infatti di ogni educatore, dovrebbe essere quello di aiutare i bambini ad essere individui “liberi ma non disadattati”.

    Capriccio-o-bisogno_su_vertical_dynEcco qui, dunque, che la gestione dei capricci dei bambini può essere la prima occasione, in cui ogni genitore o educatore, può gettare le basi per un buon equilibrio nel rapporto tra sé e l’altro.

    Cerchiamo dunque di delineare 5 semplici regole per non soccombere ne prevaricare rispetto ai capricci dei bambini:

    1. Il capriccio è fisiologico. Ricorda che il capriccio è una modalità con cui il bambino afferma la propria identità e volontà ed è una grande conquista in termini di autonomia, riconoscere l’importanza del capriccio non vuol dire fargli fare ciò che vuole, ma arrabbiarsi di meno quando compare.

    2. Il capriccio nasconde un bisogno. A volte il capriccio è solo un esercizio della propria volontà/identità, altre è un modo per esprimere un bisogno. Il bambino può tramite il capriccio dirci che è annoiato, stanco, frustrato ecc. Allora è importante verbalizzare i suoi bisogni o le emozioni sottostanti, senza per forza assecondare il capriccio.

    3. L’attenzione dei bambini è fluttuante. Bisogna infatti sapere che i bambini hanno un attenzione labile ossia sono facilmente distraibili, a volte si impuntano su una cosa ma basta proporre loro, in modo accattivante, delle alternative che il capriccio si spegne.

    4. Poche regole, ma fino alla morte. Se diamo dei confini e dei limiti chiari e costanti ai bambini, loro si autoregoleranno. Se invece facciamo in modo che ogni regola ha sempre tante eccezioni, allora il bambino si sentirà autorizzato a infrangere le regole.

    5. Dialogare con i bambini di tutte le età. Spesso si crede che finché il bambino non ha acquisito il linguaggio, sia inutile utilizzare il dialogo per educarli. Questo è sbagliato poiché il bambino se pur non capisce tutte le parole, è da subito in grado di cogliere le emozioni sottostanti alla parole, il comportamento non verbale del genitore e soprattutto il tono della comunicazione che deve essere fermo e rassicurante allo stesso tempo.

    Per concludere ricordiamoci che i bambini diventano ciò che noi genitori siamo con loro. Abbiamo il grande potere di promuovere la loro crescita così come di bloccarla. Viene da se che i rimproveri, le offese, le sculacciate, i ricatti se pur risolvono i capricci, ledono lo sviluppo sano di un piccolo individuo, generando umiliazioni e sensi di colpa.

    E’ vero che i genitori di oggi sono spesso stanchi, stressati, sovraccaricati e soli, ma è anche vero che i bambini hanno bisogno degli adulti per “imparare a stare al modo”, ed è importante che riconosciamo il potere che abbiamo senza abusarne.

     

    A cura della dott.ssa M.C. Bivona

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