• 19 SET 16
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    Il bello di essere cattivi? La rabbia.

    Il bello di essere cattivi? La rabbia.

    Quanti di noi sono cresciuti con il chiaro messaggio: “Non devi essere arrabbiato, provare rabbia è sbagliato, sei cattivo e non mi piaci quando provi rabbia”?

    Alla lunga, è molto probabile che abbiamo scelto una delle due direzione:

    -Essere i buoni. I buoni dentro, sono coloro sempre sorridenti, capacissimi a negoziare, prediligono le sfumature e i colori pastello, sono spesso dediti ad ascoltare gli altri e a dispensare saggi consigli. Sulla rabbia rispondono: “la rabbia fa male solo a chi la prova e non porta a nulla”.

    -Essere i cattivi. I brutti e cattivi, sono quelli sempre arrabbiati con il mondo, cinici e sprezzanti, con una intelligenza fervida, lingua tagliente e amanti del bianco o del nero. Sulla rabbia rispondono: “Il mondo ce l’ha con me, e io con lui!”.

    Attenzione però alle facili categorie, non esistono infatti, i buoni o i cattivi “puri”. Spesso infatti i buoni sono persone tutto sommato tranquille, che se però raggiungono il loro limite di sopportazione, diventano più feroci delle iene e più violenti di un uragano. Dunque, non si può scappare dalla rabbia. Anche se lottiamo contro di essa, per evitare il disprezzo o paradossalmente, la rabbia altrui, lei non muore.

    Viceversa, i cattivi, gli eterni borbottoni, dietro la loro saccenza, nascondono alti valori, tipo rispetto, uguaglianza, ecc., e se presi faticosamente con le buone, sono docili e sensibili come un pulcino bagnato. Dunque, non si può strumentalizzare la rabbia. Se la usiamo continuamente come scudo rispetto alle nostre difficoltà, se abusiamo di essa, otteniamo l’effetto opposto: nessuno ci vede davvero e quindi difficilmente possiamo essere raggiunti da un aiuto.

    Ma allora provare rabbia fa bene o fa male? La questione è molto semplice, la rabbia è un sentimento importante e vitale come tutti gli altri, l’amore, la felicità, la passione, ecc. non esistono sentimenti buoni o cattivi. Solo riconoscendo e accettando le emozioni che proviamo, possiamo vivere una vita felice. Negare la rabbia fa più male che riconoscerla.

    Ma attenzione non confondiamo la rabbia con l’aggressività. La rabbia è un sentimento primordiale di profonda avversione, che ci ricorda cosa non ci piace; l’aggressività è un comportamento teso a causare danno e dolore a se o a qualcuno. Spesso è proprio la rabbia inespressa che porta ad essere aggressivi.

    Un semplice consiglio per utilizzare la rabbia in modo costruttivo, deriva dalla Teoria dell’Iceberg.

    Presentazione standard1

    La teoria dell’Iceberg dice: “La rabbia è solo la punta dell’Iceberg, spesso sotto la rabbia si nascondono diversi tipi di sentimento. Trova il/i sentimento/i che provi in fondo alla rabbia e comunicalo/i, questo ti farà sentire meglio.”

    In poche parole, spesso siamo arrabbiati perché ci sentiamo impotenti, delusi, frustrati, in ansia, stanchi, scoraggiati ecc. La rabbia è l’emozione che viene più facile nominare, ma chiediamoci davvero, qual è il sentimento primario che provo in fondo alla mia rabbia?

    Una domanda del genere è salutare ed efficace per due motivi:

    a. Andare aldilà della rabbia, permette di ascoltare davvero noi stessi, di legittimare le nostre emozioni e di essere profondamente ciò che siamo.

    b. Comunicare il sentimento sottostante alla rabbia, è sicuramente meno minaccioso per gli altri, i quali impareranno a conoscerci in maniera più profonda e magari anche ad aiutarci.

    Quindi è meglio essere buoni o cattivi?

    Cattivi tutta la vita, ma capaci di scoprire quale emozione cela la nostra rabbia.

    A cura della Dott.ssa M.C. Bivona

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